Ciao, sono Luigi.
luigi@lascuolaimmaginata.it
Questo progetto si chiama «La scuola immaginata».
Quando ho iniziato a scriverlo pensavo che esistesse, da qualche parte, una scuola migliore da scoprire. Per questo ho letto libri, incontrato insegnanti, visitato esperienze educative, studiato metodologie, intervistato persone, raccolto idee. Credevo che, mettendo insieme tutti quei pezzi, sarei arrivato a disegnare la scuola che avevo sempre immaginato.
In realtà è successo qualcosa di diverso. Durante quel cammino mi sono accorto che la scuola non è un edificio, un metodo o una teoria. Esiste soltanto nelle relazioni che riesce a creare, nei luoghi che sa abitare e nelle persone che decide di mettere al centro.
Per molti anni ho lavorato in ambiti diversi. Ho venduto computer Apple, fatto assistenza tecnica, progettato grafica editoriale e comunicazione, insegnato nei centri di formazione professionale, lavorato nel front-office scolastico, collaborato con un’accademia di belle arti. Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa che allora non riuscivo ancora a collegare.
Solo molto tempo dopo ho capito che nessuna di quelle strade era stata un errore. Stavano tutte conducendomi nello stesso posto. La scuola.
Nel frattempo ho avuto la fortuna di incontrare tante maestre e tanti maestri. Alcuni li ho conosciuti attraverso i loro libri, altri di persona. Da Mario Lodi a Giuseppina Pizzigoni, da Emma Castelnuovo a Franco Lorenzoni, da Alberto Manzi a don Milani, fino a Thích Nhất Hạnh, Josef Albers e molti altri. Ognuno di loro mi ha regalato uno sguardo diverso sull’apprendimento, ma soprattutto sull’essere umano.
Poi è arrivato il cammino. L’esperienza di **Strade Maestre** ha cambiato il significato di molte delle cose che avevo studiato. Ho visto ragazze e ragazzi imparare mentre attraversavano montagne, paesi e città. Ho visto la curiosità nascere da una domanda incontrata lungo una strada, la collaborazione diventare necessità, la comunità trasformarsi in un’aula senza pareti. Ho capito che il metodo, proprio come scriveva Marcel Granet, arriva spesso soltanto dopo aver percorso la strada.
Così questo blog è cambiato insieme a me. Non è più il tentativo di immaginare una scuola ideale. È il diario di un viaggio che mi ha insegnato che educare significa soprattutto camminare insieme, condividere domande, lasciarsi cambiare dagli incontri e riconoscere che, molto spesso, sono proprio le ragazze e i ragazzi a indicare agli adulti la direzione.
Se queste pagine hanno avuto un senso, è stato perché sono nate da tutti gli incontri che le hanno rese possibili. Per questo, oggi, non penso più che **La scuola immaginata** sia un luogo da costruire, penso che sia una strada da continuare a percorrere, ogni volta insieme a qualcun altro.



