AAA cercasi realtà educativa
Desidero trovare una realtà educativa, una comunità di apprendimento, un posto…

«Non cercare, trova.» (M. T.)
Introduzione
Desidero trovare una realtà educativa, una comunità di apprendimento, una comunità di pratica, un posto dove montare il tendone del mio personale circo, dove possano essere ospitati per un po’ la mia mente e i miei sentimenti, dove possa essere ospitata «La scuola immaginata». La scuola immaginata sono io con tutte le mie idee, le cose che ho imparato sbagliando e fallendo e andando avanti, le cose che ho imparato dalle mie maestre e dai miei maestri del passato.
Oggi è il primo gennaio 2026. Sono trascorsi esattamente cento anni dalla nascita di tre dei miei quattro nonni e del maestro Thay. Ieri era il mio ultimo giorno di lavoro nella scuola che per diversi anni mi ha accolto. Ho tante ragazze e tanti ragazzi che mi stanno a cuore e che per me saranno sempre importanti.
Ora con un sorriso contagioso desidero trovare una nuova realtà educativa, un nuovo spazio. Uno spazio umano prima ancora che istituzionale.
Cerco una scuola. Per dirla in maniera comprensibile a tutti.
Ma non per forza una scuola pubblica, una scuola paritaria, una scuola parificata, una scuola privata, una scuola parentale, una scuoletta, un ente formativo.
Uno spazio
Desidero trovare una scuola, una realtà educativa, uno spazio…
uno spazio dove tra colleghi si parla davvero. Dove ci si confronta senza timore, si discute senza irrigidirsi, si approfondisce senza fretta. Dove informarsi e formarsi non è un adempimento, ma una pratica condivisa, quasi quotidiana. Uno spazio in cui il pensiero circola.
uno spazio che sia famiglia e squadra allo stesso tempo. Non una famiglia chiusa, autoreferenziale, ma una comunità che sa tenere dentro le differenze. Un gruppo che si riconosce tale non perché tutti la pensano allo stesso modo, ma perché si assumono responsabilità reciproche, responsabilità comuni, responsabilità condivise, responsabilità personali, responsabilità di educare i più giovani.
uno spazio in cui ci si prenda sempre cura di ognuno. Non in modo paternalistico, ma attento. Una cura che sa distinguere, che non livella, che non pretende di applicare soluzioni standard a persone irripetibili. La realizzazione, o perlomeno il tentativo di realizzazione, dell’«I CARE» di milanesiana memoria.
uno spazio in cui le ragazze e i ragazzi siano considerati per quello che sono: persone. Persone intere, non solo studenti, non solo utenti, non solo numeri o casi. Persone che portano storie, fragilità, talenti, desideri, resistenze, mondi, famiglie. Persone in cammino. Come tutti noi.
uno spazio dove si possa vivere, impegnarsi, stare bene. Dove il crescere non sia separato dall’apprendere. Dove si impari gli uni dagli altri, dove insegnare non significhi occupare una posizione di superiorità, ma assumere una responsabilità e un ruolo temporanei per percorrere con le ragazze e i ragazzi un tratto della strada e della vita in comune con loro, insieme a loro.
uno spazio dove si possa camminare insieme in molti modi diversi. Abbracciare chi desidera un abbraccio. Camminare al fianco di chi ha bisogno di compagnia. Camminare davanti a chi, in quel momento, cerca una guida. Camminare dietro a chi necessita di incoraggiamento. Talvolta camminare mano nella mano, quando serve sostegno e fiducia.
uno spazio dove la democrazia non sia solo una parola sui documenti e nei file sul cloud, ma una pratica quotidiana. Una democrazia viva, fatta di ascolto, di interdipendenza, di equilibri dinamici. Come ci insegnano le piante: nessuna cresce da sola, nessuna domina davvero, tutto è relazione.
Che spazio sto cercando?
Uno piccolo? Uno istituzionale? Uno riconosciuto seppur non istituzionale? Uno spazio di educazione formale, informale o non formale? O tutt’e tre? Forse un ente educativo che non ha ancora un nome preciso? O forse sto cercando uno spazio che esiste già, ma che ha bisogno di essere riconosciuto.
O forse sto solo cercando sentieri da percorrere con “la mia scuola immaginata” sulle spalle, e spazi accoglienti e sempre diversi dove montare la tenda quando necessario, dove alzare il tendone affinché si possano accendere le luci dello spettacolo.
Non ritengo che un posto così sia un posto qualsiasi. Credo sia uno di quei luoghi del cuore, come li ha anche ribattezzati con un’espressione davvero felice il Fondo Ambiente Italiano, i luoghi più amati. Luoghi da amare, luoghi dove amare, luoghi che si fanno amare, luoghi dove imparare ad amare ed essere amati.
Desidero trovare un luogo in cui valga la pena restare, sostare, per poi ripartire. E, se necessario, ricominciare, ogni volta.



